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 Che ci piaccia o no, l'uomo col maglione, l'amichevole Sergio Marchionne, il sorridente vicino di casa, lo svizzero canadese che italiano non è e che vive più ad Auburn Hills che al Lingotto, ha cambiato le regole del rapporto italiano del capitale con il lavoro, stravolgendole e delegittimando definitivamente i sindacati. Cgil/Fiom è messa in un angolo, senza armi decenti se non il solito vecchio sciopero, inutile, inattuale, come può far paura alla Fiat un'interruzione del lavoro in stabilimenti che lavorano si e no, due giorni alla settimana? Cisl e Uil, Bonanni ed Angeletti, decisamente spiazzati...
...dalla reazione dello "svizzero" con il suo ultimo smarcamento in Serbia, continuano a ripetersi, inutilmente, il mantra-valium dell'accordo "storico" per Pomigliano, quello dei 700 milioni, quello si duro, ma quello che non sarebbe mai stato applicato a nessun altro stabilimento italiano...appunto, mai...ma l'allegra coppia degli ex sindacalisti "Minus" dello stivale italiota, ci fa, o ci è? Hanno capito veramente, o hanno finto di non capire la vera entità del problema sul piatto? Le condizioni del lavoro nella nazione ed i livelli retributivi relativi, con la sicurezza e la futuribilità dell'oggetto strano chiamato "Lavoro"...Chissà se hanno capito, certo è che non hanno più potere della "Rambo" Cgil-Fiom, livello zero...ma in questo, l'uomo del Maglione, è eminentemente giusto, perchè trattare gli uomini di Pomigliano peggio degli altri, si sarà detto, mentre quasi contemporaneamente alla domanda, sua caratteristica, si dava già una fulminea risposta...naaaa, trattiamoli tutti alla stessa maniera...alla cinese...alla serba...e che si fottano (ops!!) i sindacati...bella etica, bella morale, bella trombonata da uno che guadagna ottovirgolatre milioni di euro all'anno più venticinque di guadagno-bonus sulle azioni della FIAT...etica, morale, a noi piace che si lavori, che si sia competitivi, che si premi chi è più bravo, che si castighi senza appello il "furbetto", ma dov'è il limite, dov'è la "responsabilità sociale" dell'azienda? Chi ha costruito l'Italia industriale? A chi "deve" l'uomo del "Maglione"? Chi gli ha lasciato un'Italia industriale, chi l'ha costriuta? E' molto chiaro che Marchionne non è, e non avrà mai la statura morale di Adriano Olivetti, l'imprenditore filosofo che è, e rimane, l'icona del capitalismo italiano dal volto umano, l'uomo, però, dal progetto interrotto....etica...morale...eccolo il vero problema italiano e se vogliamo europeo, muoia Sansone con tutti i Filistei, invece di combattere la finanza, il commercio e l'economia sporca, innalzando barriere contro i paesi dove non si applicano le regole del giusto lavoro, ed obbligandoli con un giusto ostracismo economico-finanziario a redimersi ed a migliorare le loro condizioni del lavoro, ci si adatta a loro, ci si abbassa a loro, ci si appiattisce su di loro, distruggendo tutto il bene che si era costruito in tanti anni di sacrifici e lotte, in nome di aberrazioni e furberie locali che invece andavano solo punite e giustamente bloccate. Per Marchionne, e per quelli come lui, l'unica cosa che conta, nel nuovo vocabolario della moderna attività denominata ancora "lavoro", è solo fare profitto per gli azionisti. Cosa buona e giusta, solo se, però, l'azionariato fosse vasto ed aperto all'intero sistema paese, e così non è. L'alternativa è il deserto, scene da film apocalittico, ma questo vallo a spiegare a chi guadagna ottovirgolatre milioni di euro all'anno più venticinque di bonus...non lo capirà mai, garantito!!! Articolo by Alberto Marolda
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