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Bettino Craxi, un mio sicuro riferimento politico allora, e forse anche oggi, nonostante tutto e tutti. Permettimi, Bettino, di considerarti ancora vivo ed attivo, e di scriverti, oggi, questa mia lettera, che allora ero troppo giovane per scrivere. Nell’ultimo scorcio della tua vita ad Hammamet, ti sei preoccupato ancora delle giovani generazioni, nonostante quello che ti accadeva, a loro hai voluto lasciare la tua testimonianza, il tuo testamento morale da riassumersi anche in un unica frase...la libertà va difesa anche con la propria vita. Del resto come tu dicevi spesso, la storia italiana del Risorgimento, era stata fatta anche da quegli uomini liberi che avevano saputo pagare con la loro vita il prezzo della lotta per la libertà e per distruggere i soprusi. Non ti sei risparmiato in vita, una vita intera spesa nell’impegno costante a migliorare le sorti del tuo Paese e degli altri Paesi del mondo, con coraggio e senza timori. Non hai mai avuto paura di sfidare e difendere le tue scelte politiche rispetto a paesi come L’Unione Sovietica e l’America. Mentre in Italia la cecità ideologica ed il servilismo facevano sì che il PCI non si accorgesse, o addirittura appoggiasse, le atrocità dell’imperialismo sovietico nei paesi dell’est europeo, o che la DC permettesse all’America di interferire profondamente nelle scelte politiche del nostro paese, tu eri li difendere la nostra autonomia e le nostre idee. I socialisti spagnoli, greci e di tanti paesi dell’America Latina ancora ricordano il Compagno Bettino, come colui che, più di tanti altri dell’Internazionale Socialista, ha sempre perorato la causa socialista per il raggiungimento della democrazia in quei Paesi sopraffatti dalle dittature. Io ricordo ancora il tuo profondo dolore di uomo quando in visita per il continente africano, per conto dell’ONU, mi raccontavi della disperazione di quelle popolazioni, e di come fosse necessario ed urgente che il mondo occidentale desse loro risposte certe e concrete. Ricordo ancora la tua rabbia profonda, quando ti rendesti conto che un manipolo di disonesti, lavorando nascosti all’interno del partito, poteva arrestare la tua azione politica. Poi...poi arrivarono le “famose monetine” dell'Hotel Raphael, ed il tuo tentativo di cavalcare un'ondata di revisionismo delle pessime ed ipocrite abitudini di tutti i partiti. Le campagne propagandistiche di quei giorni ruotarono, però, sovente solo attorno a slogans ed a brutali semplificazioni. Di questo si incaricò, infatti, parte almeno della stampa e dell'informazione, andando ben al di la' dei diritti e dei doveri propri dell'informazione, deformando spesso oltre misura, esaltando le ragioni dell'accusa, e mettendo in un piccolo cantuccio quelle della difesa, travolgendo senza alcun rispetto diritti costituzionalmente garantiti, con difese divenute, a quel punto, praticamente impossibili, e creando un clima infame e forcaiolo che distrusse persone, famiglie, e generò tragedie. Fu in questo clima che scegliesti l’esilio, non senza dolore, ma consapevole che solo il tempo avrebbe potuto restituire la verità dei fatti. Ma anche questa scelta estrema, fu banalizzata e deturpata, facendola apparire come una semplice e volgare fuga. I tuoi aguzzini non sono mai stati sazi. Neanche ora. Un Craxi che aveva cercato, anche con atti estremi, di salvare la vita altrui (leggi, ad esempio, la vicenda Aldo Moro), per se riservò due soli desideri, morire da uomo libero e ristabilire la verità. Uno si è realizzato, ma per l’altro quanto tempo ancora dovremo aspettare? Mi rivolgo a voi, a molti di voi (comunisti ex-comunisti, fascisti ed ex-fascisti, democristiani e post-democristiani), si voi conoscete la verità, ma ancora oggi, mentre iniziate a fare timide ammissioni sull’uomo politico Bettino Craxi, non avete, poi, il coraggio di andare fino in fondo, ammettendo che quella di “Mani Pulite” fu una pessima pagina della nostra storia repubblicana e democratica. Ma ancor di più, questo amore della verità deve valere per voi, cari compagni socialisti italiani e non, voi non avete scusanti se non quella, purtroppo molto umana, della mancanza di coraggio.
By Patrizia Marchitelli Tornate a:
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